
LA PORTA DEL NON RITORNO
LA PORTA DEL NON RITORNO
Sulla spiaggia di Ouidah, l'arco della Porta del Non Ritorno segna il punto d'imbarco dei deportati verso le Americhe. Memoriale della tratta atlantica.
La Porta del Non Ritorno si erge sulla spiaggia di Ouidah, all'estremità sud dell'antico percorso degli schiavi. Questo arco monumentale in cemento, ornato di affreschi che evocano la deportazione, segna il luogo preciso dove centinaia di migliaia di Africani furono imbarcati verso le Americhe tra il XVII e il XIX secolo. Il monumento costituisce oggi il punto culminante di un percorso commemorativo di 4 km che attraversa la città.
Perché visitare la Porta del Non Ritorno
Il sito cumulal tre funzioni: commemorativa, artistica e pedagogica. Ricorda l'entità della tratta atlantica sulla costa del golfo di Guinea, di cui Ouidah era uno dei principali porti negrieri. I bassorilievi che ornano l'arco rappresentano sagome di uomini e donne incatenati rivolti verso l'oceano, in un gesto di partenza senza ritorno. Per i viaggiatori interessati alla storia afro-atlantica, è un luogo difficilmente aggirabile.
Il sito attrae inoltre i discendenti della diaspora provenienti da Haiti, dal Brasile, dalle Antille o dagli Stati Uniti. La città di Ouidah, candidata all'iscrizione nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO tramite il progetto "La Strada dello Schiavo", è oggetto di un programma di valorizzazione dal decennio 1990.
Storia e contesto
Ouidah, porto negriero del regno di Dahomey
Dalla metà del XVII alla metà del XIX secolo, Ouidah fu uno dei principali avamposti del commercio transatlantico. Portoghesi, Francesi, Inglesi e Danesi vi disponevano di forti per immagazzinare merci e prigionieri. I re del Dahomey, la cui capitale era Abomey, controllavano l'entroterra e fornivano i prigionieri provenienti dalle guerre con i regni vicini.
Nel XIX secolo, il re Ghézo (che regnò dal 1818 al 1858) affidò al suo alleato brasiliano Francisco Félix de Souza, detto Chacha, il monopolio della vendita dei deportati alle navi europee. De Souza si stabilì a Ouidah, dove la sua discendenza è ancora presente. La piazza dell'asta, al centro della città, è oggi chiamata piazza Chacha in riferimento a questo personaggio controverso.
Dalla piazza Chacha all'oceano
Una volta venduti, i deportati percorrevano a piedi i 4 km che separavano la piazza Chacha dalla riva. Il tragitto passava per diverse tappe simboliche: l'albero dell'oblio, attorno al quale gli uomini dovevano girare nove volte e le donne sette, destinato a fargli perdere memoria e identità; la casa di Zomaï, luogo di reclusione prima dell'imbarco; poi l'albero del ritorno, attorno al quale giravano tre volte affinché la loro anima ritrovasse un giorno il suolo natale. Arrivati sulla spiaggia, venivano trasportati da piccole piroghe verso le navi negriere ancorate al largo, dato che non c'era un porto in acque profonde.
Il monumento attuale
L'arco che si vede oggi non è d'epoca. È stato eretto nel 1995 nell'ambito del progetto UNESCO "La Strada dello Schiavo", lanciato nel 1994 per documentare la tratta atlantica. L'architetto beninese Fortuné Bandeira ne ha firmato la concezione, e gli affreschi sono opera dello scultore Yves Apollinaire Pédé.
Cosa c'è da vedere sul posto
- L'arco stesso: struttura in cemento di diversi metri di altezza, aperta verso l'oceano, con i suoi bassorilievi che rappresentano la processione dei deportati.
- Le statue vodoun che circondano il monumento, erette durante il festival Ouidah 92 (primo festival mondiale delle arti e delle culture vodoun).
- La spiaggia contigua, lunga e spazzata dai venti, che prolunga l'esperienza commemorativa.
- Le tappe del percorso a monte: piazza Chacha, albero dell'oblio, casa di Zomaï, albero del ritorno, memoriale del Zoungbodji. Considerate l'insieme per cogliere la coerenza del sito.
Informazioni pratiche
- Durata della visita: 30-45 minuti per la porta sola, 2-3 ore per percorrere l'intero percorso dalla piazza Chacha.
- Accesso: libero per la porta sulla spiaggia. Una guida locale è fortemente consigliata per il percorso completo, al fine di comprendere il significato di ogni tappa.
- Miglior momento: nel tardo pomeriggio, con luce più dolce e calore più sopportabile. Evitate il pieno giorno.
- Abbigliamento: portate acqua, un cappello e scarpe chiuse se fate il tragitto a piedi dal centro città.
- Rispetto: il luogo rimane un sito commemorativo. I comportamenti rumorosi o i selfie poco rispettosi vi sono mal visti.
Come arrivarci
Ouidah si trova a circa 40 km a ovest di Cotonou, sull'asse costiero che conduce a Lomé. Da Cotonou, prevedete 1-1,5 ore di strada in taxi-brousse, autobus o veicolo privato a seconda del traffico. Una volta in città, la Porta del Non Ritorno è accessibile in zem (taxi-moto) dal centro, oppure a piedi seguendo il percorso commemorativo.
Da vedere nei dintorni
Ouidah concentra diversi siti importanti in pochi chilometri:
- Il Tempio dei Pitoni, santuario vodoun di fronte alla basilica dell'Immacolata Concezione.
- La Foresta sacra di Kpassè, popolata di statue di divinità vodoun.
- Il Museo di Storia di Ouidah, installato nell'antico forte portoghese São João Baptista de Ajudá.
- L'intero percorso commemorativo dettagliato nella scheda la strada degli schiavi.
Prolungando il viaggio, potete raggiungere Porto-Novo e la sua grande moschea afro-brasiliana, oppure scoprire le tradizioni yoruba attraverso la maschera Guèlèdè, iscritta al patrimonio immateriale dell'umanità.
Domande frequenti
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Preparare il vostro viaggio nel Bénin
La Porta del Non Ritorno si inserisce in un itinerario più ampio che mescola storia, cultura vodoun e patrimonio reale. Per costruire un soggiorno coerente che integri Ouidah, Abomey e il sud del paese, consultate i nostri suggerimenti di viaggio nel Bénin.
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